Come vivere in uno Stato Bello

Podcast con Preethaji

Cosa significa vivere in uno Stato Bello? Ognuna delle nostre vite individuali è piena di aspetti positivi e negativi, di successi e fallimenti e di sofferenza, quindi come possiamo superare la nostra sofferenza ed entrare in uno stato più bello dell’essere? Spesso le persone pensano che dobbiamo superare completamente le nostre sofferenze personali, ma lo stato bello non riguarda il raggiungimento dell’impossibile: si tratta di creare e coltivare il tipo di vita che desideriamo per noi stessi.
Unisciti alla nostra ospite Preethaji mentre ci aiuta a esplorare i modi per raggiungere quel meraviglioso stato d’essere.

https://podcasts.apple.com/us/podcast/the-beautiful-state/id1409479503?i=1000447902912

Preethaji: A livello funzionale, direi che sono un leader trasformazionale, la fondatrice di O&O Academy, l’autorice di The Four Sacred Secrets.
A livello emotivo, sono la madre di una figlia di 15 anni, un’amica, una compagna e una moglie di mio marito. Sono un’amica e mentore per tutti gli insegnanti dell’Accademia e per migliaia di persone che incontro nella mia vita.
E a livello di coscienza, sono tutto ciò che mi ha preceduto.

Jeff: Sei una guida e mentore per moltissime persone, e le aiuti a risvegliarsi e trovare coscienza. È sempre stato così? Hai sempre sentito questo profondo livello di connessione con gli altri?

Preethaji: Da quando ero bambina, se devo pensare a una mia qualità di cui valga la pena parlare, è l’esperienza di connessione che ho con le persone. Mi sentivo molto connessa quando ero giovane con le persone intorno a me, e per molto tempo ho pensato che fosse il modo in cui viveva il mondo. Pensavo che tutti fossero profondamente collegati a tutti gli altri. Ma quando avevo nove anni circa, ho visto che non è il modo in cui il mondo si sperimenta a vicenda.
Ma la connessione è stata qualcosa che mi viene naturale, ed è qualcosa che coltivo. E questa esperienza di connessione che ho avuto si è rafforzata maggiormente con l’esperienza che condivido con Krishnaji, mio ​​marito.

Jeff: E questa sensazione di inseparabilità e connessione, è fondamentale per coltivare lo stato bello?

Preethaji: quando siamo in uno stato di sofferenza, ad esempio uno stato di ansia, di paura, di solitudine, di insicurezza, di dolore, qualsiasi stato di stress, qualsiasi stato in cui si soffre, in quello stato sei separato dalle persone e dalla vita.
Puoi essere arrabbiato in lotta per la giustizia. Puoi essere in uno stato di paura che proietta costantemente un futuro doloroso, oppure puoi provare la solitudine in cui ti senti separato dagli altri. Ma la qualità che sta alla base di ogni stato di sofferenza è la separazione.
È importante che tu sia in grado di dissolvere quello stato di sofferenza appena sorge per coltivare uno stato bello. E in quel bellissimo stato non sei separato, non sei alienato, ma invece ti espandi per includerne altri. Quando sei in uno stato di solitudine o insicurezza, puoi anche essere in mezzo a una moltitudine di persone, ma non sei risvegliato ad esse. Non sei vivo.
Uno stato di solitudine direi che non è assenza di compagnia, ma è uno stato in cui ti senti disconnesso da tutto ciò che ti circonda. Quindi la qualità di uno stato di sofferenza è uno stato di disconnessione. E quando fai esperienza, quando sei in grado di dissolvere questi stati di sofferenza, quando fai esperienza di pace, gioia, calma, in quello stato ti senti più connesso alla vita, ti senti espanso, sei presente.

Jeff: Sembra che la società moderna, in particolare la società occidentale moderna, così impantanata nel materialismo individuale, ci rende ospiti facili, facili prede, di sentimenti di isolamento e atomizzazione, frattura, separazione, qualunque cosa tu voglia chiamarla: letteralmente questa nozione di felicità è rappresentata da una casa con una staccionata attorno. Questa condizione è iniziata negli anni ’50 qui negli Stati Uniti; è stata l’ultima volta in cui abbiamo avuto qualche tipo di interesse per il destino comune, o per il bene comune, ma in qualche modo è stato minato da quella generazione, la quale cosa ha portato a 70 anni di materialismo, che ha essenzialmente determinato la condizione moderna, in particolare in Occidente.
Come possiamo quindi coltivare prima la consapevolezza di sentirci separati e successivamente coltivare la capacità di favorire la connessione?

Preethaji: Se guardi il mondo che ci circonda, Jeff, quando incontro le persone, la maggior parte di loro sta lottando e davvero non sa cosa ne sta facendo della vita. Non sanno cosa stanno facendo, né perché; perché hanno una relazione, perché hanno figli, qual è il loro scopo? Sono persi. Molti di loro. Direi la maggior parte di loro.
Hanno questa errata convinzione che una volta raggiunto il successo, dopo 10 anni o dopo 20 anni, un bel giorno diventeranno felici. Ma stanno alimentando lo stato di infelicità. Stanno alimentando costantemente lo stato di sofferenza, per cui anche dopo aver ottenuto successo, davvero non sanno come essere felici perché non è ciò per cui si sono preparati. Stanno alimentando e crescendo stati di rabbia, paura, solitudine e che continua anche dopo aver raggiunto il successo.
Ci sono solo due tipi di persone: quelle che hanno avuto successo nella vita e quelle che non ce l’hanno avuto. Le persone che ce l’hanno fatta nella vita, sono preoccupate di perdere tutto ciò che hanno ottenuto, e le persone che non ce l’hanno ancora fatta, temono che le loro aspirazioni non si possano realizzare. È la stessa ansia di successo, che tu l’abbia già raggiunto o meno.
Ma quello che vedo girando, è che globalmente le persone sono alla ricerca di una soluzione diversa. Le persone stanno arrivando a vedere che stanno direzionando la propria vita verso la distruzione e il disordine, e vogliono trovare una soluzione. E vedo sempre più persone prendere questa direzione.
Per me e Krishnaji, avere uno stato di coscienza trasformato non è tutto, né avere ricchezza e comodità è tutto. Krishnaji dice che dobbiamo essere un Buddha alla guida di una Benz. Questa è la nostra visione per i nostri partecipanti, i nostri studenti in tutto il mondo: vogliamo individui che vivono in uno stato di coscienza trasformato, e allo stesso tempo si godano una bella famiglia e l’abbondanza con facilità e senza sforzo.
E quando sei in uno stato bello, in uno stato in cui non sei separato, vediamo che l’intero universo viene a sostenerti per realizzare i tuoi desideri più genuini. Quando sei separato, vedi che l’universo ti è ostile, vedi problemi e continue sfide. Ma più sei connesso, più senti che l’universo è tuo amico.
Dunque la visione è che gli individui vivano in uno stato di coscienza trasformato e facciano esperienza di una vita esteriore bellissima.
In realtà, ciò che sta accadendo è che siamo attaccati, siamo ossessionati dalle nostre emozioni. Siamo attaccati alla nostra rabbia. Siamo attaccati al nostro dolore. Siamo attaccati alla nostra solitudine. Siamo attaccati alla nostra paura.Ciò di cui Krishnaji e io parliamo non è il distacco dalle cose materiali, ma se riesci a distaccarti dalle tue emozioni ossessive, allora sei un po’ il Buddha. Vivi una calma più profonda, una pace più profonda. Allo stesso tempo, crei una bella vita, non solo per te stesso, anche per la tua famiglia, e puoi migliorare davvero la vita di così tante altre persone intorno a te.

Jeff: Sì. È quasi come se fossimo dipendenti dallo stato di sofferenza perché ci fornisce una sorta di comfort familiare.

Preethaji: esatto.

Jeff: Tipo, “Conosco quella rabbia. Conosco quella gelosia. Conosco quel desiderio. Mi sento a mio agio lì perché ci posso sempre tornare facilmente.” Anche se in qualche modo è la nostra rovina e ci impedisce di trovare facilità e appagamento.

Preethaji: Assolutamente. Racconto sempre questa favola. Ci sono due donne, una vende pesce e l’altra vende fiori. Entrambe vanno al mercato, vendono i loro rispettivi prodotti e, mentre stanno tornando a casa, inizia a piovere. Quindi la venditrice di pesce decide di passare la notte a casa della venditrice di fiori, cenano insieme e vanno a dormire.
Nel mezzo della notte la venditrice di pesce è molto a disagio, si rigira da una parte all’altra. Finalmente si decide a cercare di capire cosa la disturbi. Si guarda intorno e vede un cesto pieno di fiori di gelsomino molto vicino a lei, sono fiori di gelsomino freschi. Immediatamente è in grado di identificare il suo problema. Allontana da sé il cesto pieno di fiori, avvicina il cesto pieno di pesce essiccato. Ci spruzza un po’ di acqua, fa un respiro profondo, si sente completamente a suo agio e torna a dormire.
Questo è ciò che stiamo facendo. Siamo molto a nostro agio con l’odore del pesce secco. Il nostro pesce essiccato è la nostra rabbia, è il nostro dolore, è la nostra solitudine, è la nostra tristezza, è la nostra insicurezza, ci sentiamo così a nostro agio in questa situazione, che è diventata la nostra casa. È un luogo di familiarità e ne siamo dipendenti. E ci torniamo continuamente, a volte quando c’è un cambiamento nell’ambiente esterno, una sfida nell’ambiente esterno, ma in molti casi ciò che osservo è che ci torniamo anche quando non è necessario.

Jeff: Giusto. E penso che tu abbia presentato un punto interessante sulla natura dei problemi. Non stai dicendo che i problemi non esistono.

Preethaji: Assolutamente. Ogni specie vive sotto pressione. Le piante, gli insetti, il regno animale. Ma la specie umana è davvero unica. Abbiamo la capacità unica di interiorizzare la pressione esterna, e ce la teniamo per giorni, talvolta anni e decenni. Viviamo in quel dialogo interiore.
Quindi dobbiamo fare una chiara distinzione, tra le sfide che affrontiamo e la continuazione che accade internamente. Le sfide sono sfide, i nostri problemi, ma poi diventiamo ossessionati da noi stessi. Iniziamo e perpetriamo questo dialogo interiore. Questo è ciò che chiamiamo sofferenza.

Jeff: Facciamo un esempio pratico, di vita reale.

Preethaji: Certo.

Jeff: Quindi diciamo … Beh, sarebbe improbabile per me perdere il lavoro perché significherebbe auto-licenziarmi, ma magari un giorno potrei farlo. In effetti, questo è in realtà lo scopo di un leader, licenziarsi. Ma immaginiamo che sia stato licenziato. Questo è un problema, giusto? Potrebbe essere un problema per la mia famiglia, non potrei sostentarla a dovere. Potrebbe essere un problema per il mio ego, ma non ne parliamo ora. E’ un vero problema di vita.
Se ho capito bene, potrei affrontare questo problema da due luoghi diversi, da un luogo di sofferenza o uno stato bello.

Preethaji: Sì, dunque abbiamo un problema: hai perso il lavoro. Il problema è sicuramente quello di trovare un’altra fonte di reddito grazie alla quale sei in grado di sostenere la tua famiglia e assicurarti che stiano bene. Questo è un problema pratico, ma la tua attenzione probabilmente non si limita alla praticità del problema specifico. Se porti l’attenzione internamente, c’è un dialogo costante in cui probabilmente sei in collera con il capo. Senti che non sei stato ascoltato, probabilmente senti di essere vittima di un’ingiustizia, o probabilmente continui a immaginare cosa ne sarà della tua famiglia. Perché mi trovo in questo guaio? Perché mi è capitato questo? Perché devo affrontare questa situazione?
Se riesci a osservare te stesso, quel dialogo interiore è che sei completamente preso da te stesso. Non si tratta della situazione. Non riguarda nemmeno la famiglia. Sei preso completamente da te stesso. 
Un essere umano ha dai 12.000 ai 60.000 pensieri al giorno. Di questi, l’80% è vecchio, e di questo 80%, l’80% è di natura negativa. Per una grande parte della nostra vita viviamo con vecchi pensieri, vecchie abitudini e pensieri che sono solo autoreferenziali, pensieri che in realtà non creano alcun valore per le nostre vite.

Jeff: Lo stato bello è quello di essere nel momento presente o consiste essenzialmente nel trovare la consapevolezza della propria sofferenza e la capacità di smettere di rimuginare sul passato e di proiettare nel futuro?

Preethaji: Lo stato bello è uno stato in cui sei presente. È uno stato in cui sei libero dal tuo conflitto interiore, dal tuo rumore interiore, ed è uno stato in cui ti senti espanso oltre te stesso.
In uno stato bello dissolvi la sofferenza che sorge dentro di te. Porti attenzione, porti consapevolezza alla sofferenza, e vedi molto chiaramente che è un assorbimento con te stesso, e che è uno stato che ti sta separando dagli altri. E poi in quella consapevolezza coltivi un bellissimo stato di connessione in cui ti senti espanso e includi gli altri nella tua vita.

Jeff: Ma tendiamo a fluttuare selvaggiamente tra sofferenza e stato bello, non abbiamo l’innata capacità di accedervi costantemente. 

Preethaji: Perché non ci è stato insegnato che è importante vivere in uno stato bello. Ciò che ci è stato insegnato finora è che dobbiamo avere successo. Dobbiamo avere tutta l’abbondanza e la prosperità in modo che le persone ci rispettino e saremo visti e la società ci accetterà. Questo è ciò che ci è stato insegnato da quando siamo bambini e penso che continuiamo a insegnarlo anche ai nostri figli. Non ci è stato insegnato che è importante vivere e coltivare uno stato bello dell’essere. E poiché non attiriamo l’attenzione su ciò che ci cuoce dentro, è come se nascondessimo tutto sotto il tappeto, pensando che ciò che viviamo sia solo dentro di noi e non abbia alcun impatto sulla nostra vita. 
Ma la verità è che non siamo individui separati e isolati e ciò che accade dentro di noi, siamo collegati all’universo. Anche se ci sono meta neuroni che ci fanno sentire separati, a livello di coscienza non siamo separati. Pertanto il nostro stato dell’essere è in diretta comunione con l’universo. Quindi quando sei in uno stato di sofferenza, stai dicendo all’universo che sei aperto ai problemi. Quando sei in uno stato bello, l’universo diventa tuo amico e ti sostiene.

Jeff: Sì, e presumo che sia parte della motivazione del libro.

Preethaji: Assolutamente sì. La visione dietro a The Four Sacred Secrets è di aiutare le persone a diventare Buddha alla guida di una Benz, insieme ai loro cari.
In The Four Sacred Secrets abbiamo condiviso i quattro sacri segreti che ti aiuteranno a trovare uno stato bello e a coltivarlo nella vita.

Jeff: E quali sono i componenti principali? Essendo segreti, non sono sicuro che tu possa raccontarli.

Preethaji: È un segreto da condividere. Il primo sacro segreto è una visione spiritualein cui sei in grado di ridefinire il tuo scopo e sperimentare una profonda chiarezza interiore. Il secondo sacro segreto è la verità interiorein cui sei in grado di dissolvere tutti gli stati stressanti appena sorgono, e sperimentare stati belli. Il terzo sacro segreto è accedere all’intelligenza universale:siamo più di ciò che pensiamo di essere, facciamo parte di questo tessuto unitario di vita, l’intero universo. E c’è un modo per accedere a questa intelligenza universale. Quindi il terzo sacro segreto ti insegna ad accedere all’intelligenza universale in modo da manifestare i tuoi propositi più sinceri. Il quarto sacro segreto è la giusta azione spirituale. Ci troviamo costantemente di fronte, nella nostra vita, al dilemma se dire sì o no, se star insieme o separarci, se spingere o tirare. Siamo costantemente di fronte a questo dilemma ed è diventato il tema permanente della nostra vita. Quindi questo quarto sacro segreto ti dà una mappa in modo che tu possa sapere quale è l’azione giusta in un dato momento. Non è un’azione che proviene da un copione, ma è un’azione che emerge dal tuo stato.

Jeff: E non vuoi niente. Intendo dire, puoi entrare in contatto con decine di migliaia di persone in India, a Chennai, dove avete costruito quel posto incredibile, come si chiama…

Preethaji: Ekam

Jeff: Sì, si chiama Ekam. 

Preethaji: la centrale mistica

Jeff: e ci sono tanti eventi e festival che produci e conduci, ad esempio il Festival della Pace che sta per cominciare, potremmo anche parlare di questo, ma penso che la mia domanda più profonda sia: perché fai tutto ciò?

Preethaji: più sorrisi vedo, più la vita è bella, e questo dà molta soddisfazione. Lo scopo emerge dall’essere in grado di sentire gli altri e connettersi. E quando lavoro con le persone e vedo i partecipanti di qualunque programma, vedo la trasformazione che avviene, questa non è limitata ai soli individui, ma la vedo trasposta in molte generazioni a venire.

Jeff: Sì. Sto leggendo un libro di Victor Frankel, è un libro che molte persone hanno letto, Man Search for Meaning. Dice che l’uomo trova significato in tre luoghi: nel lavoro, nell’amore e nella sofferenza. Va bene, l’autore ha punto di vista molto specifico, ovviamente, essendo un sopravvissuto ai campi di concentramento in Germania durante la seconda guerra mondiale.
Si vede in modo molto chiaro e profondo la depravazione nel far marciare le persone in crematori e camere a gas. Allo stesso tempo, quella stessa esperienza ha anche prodotto persone che entravano in quelle stesse camere a gas con la testa alta e pieni di dignità, trovando un significato all’interno di quella sofferenza. C’è significato nella sofferenza?

Preethaji: se fai luce sulla sofferenza, non i problemi, non le sfide, faccio una chiara distinzione tra problemi e sfide che affrontiamo nella vita con lo stato di sofferenza. Dunque se facciamo luce sullo stato di sofferenza, è uno stato che ci separa. È uno stato in cui ti preoccupi di te stesso, sei assorto in te stesso. E da uno stato di sofferenza, quando sei in questa preoccupazione, quando sei assorbito, le tue azioni in realtà creano più divisione.
Ciò che può fare bene a questo mondo è quando sei in uno stato di connessione, dove senti ciò che l’altro sta provando, dove includi il benessere degli altri insieme al tuo. Dove vivi la vita con la consapevolezza che le esperienze umane non sono diverse, che proviamo le stesse cose: l’amore, la gioia, la paura, l’ansia, l’esperienza è la stessa. Quando sei in grado di essere in quello stato, quando ti senti espanso, diventi inclusivo. Questo accade solo quando non c’è sofferenza, solo quando non sei impegnato con te stesso, solo quando non sei completamente preso da te stesso.
E le azioni che emergeranno da quel luogo saranno fonte di nutrimento, non solo per te e la tua vita, ma daranno nutrimento a chiunque intorno a te, perché non sei separato dall’altro. Non è un altro ideale che sto cercando di darti, ma è dove, se sei in grado di vedere che ogni volta che non soffri, ogni volta che non sei completamente assorbito da te stesso, sei in grado di essere vivo alla vita stessa.

Jeff: Sì. E ci sono pratiche che puoi utilizzare o che usi per creare un maggiore senso di connessione?

Preethaji: esiste la pratica della Soul Sync (Sincronizzazione dell’anima), che consente al tuo corpo di rilassarsi e sperimentare uno stato di espansione, che ha una piccola finestra in cui ti senti oltre te stesso, in connessione con l’universo. Questa della Soul Sync è una pratica per tutti, dura nove minuti. 
Ce n’è anche un’altra, la Serene Mind (Mente serena). Ogni volta e in ogni momento che si verifica un disturbo interiore, questa pratica serve a portare l’attenzione su quel disturbo interiore, invece di metterlo sotto al tappeto e permettergli di fermentare, così da eliminarlo dalla tua coscienza.
Come individuo, se stai cercando di creare una vita migliore, direi che puoi iniziare eliminando tutto ciò che è spinto dalla separazione.

Jeff: E un’ultima domanda per te, personale.

Preethaji: Sì.

Jeff: Ti capita mai di vivere in uno stato di sofferenza?

Preethaji: Assolutamente sì.

Jeff: Quindi non sei sempre connessa al 100%?

Preethaji: No. Ogni volta che mi fanno questa domanda, vorrei dire: “Chiedi a mia figlia!”.

Jeff: Mamma!

Preethaji: Mica ti arrabbierai adesso. Stai alzando la voce.

Jeff: Non ti ho mai sentito alzare la voce, succede mai?

Preethaji: succede solo con mia figlia e talvolta anche con Krishna. Quindi sì. Sicuramente, mi arrabbio. Mi muovo negli stati di sofferenza. Ma, avendo questa sapienza, so chiaramente che è importante per me uscirne. Quindi non passo molto tempo nello stato di sofferenza. È importante per me coltivare uno stato bello per essere una brava madre e una brava insegnante, per essere realmente di aiuto, per essere è effettivamente in grado di aiutare gli altri. Siccome in uno stato di sofferenza ti disconnettiti, non mi piace trovarmici e quindi ne esco prima possibile.

Jeff: Sì, voglio dire, se penso alla mia vita, al mio viaggio di connessione, non è il mio viaggio, credo. Penso che ciò di cui soffro di più è quasi la disciplina alla mia stessa saggezza interiore. So che quando sono connesso sono a mio agio e contento, lo so intellettualmente, lo so a livello di anima. Ma non ho sempre la disciplina. E penso alla disciplina come parola molto vicina a discepolo. Non ho disciplina per me stesso, per la mia conoscenza eterna e interiore, a vivere costantemente, ogni giorno, ogni secondo di ogni giorno, dalla mia anima infinita, da questo luogo connesso; da un luogo di amore, compassione, carità ed empatia. Trascorro, come dici tu, una buona parte della mia giornata impantanato nel mio ego.
E questo mi dice che sono ciò che la gente pensa di me, sono in competizione con gli altri, sono separato dagli altri. Sono il mio curriculum. Sono separato da Dio, da tutte le cose che rendono molto facile vivere. Come posso lavorare sulla mia disciplina?

Preethaji: Come ho già detto, Jeff, ciò che manca alla civiltà è la sapienza che è importante coltivare uno stato bello. E che il tuo stato non è solo vissuto dentro di te come individuo, ma effettivamente influisce sulla vita intorno a te. Con questa comprensione, con questa saggezza, ogni volta che entri in ​​uno stato di disturbo, in cui ti senti a disagio nella tua stessa pelle, è importante che ci porti attenzione.
Probabilmente abbiamo un sacco di cose da fare e pensiamo che il nostro stato dell’essere è in ultima priorità, ma in realtà lo stato dell’essere viene per primo: le scelte che fai, le emozioni che provi, i pensieri che hai, dipendono dal tuo stato. Così come le azioni che compi e il destino che crei per te e i tuoi cari. Sfortunatamente, poiché non ci rendiamo conto del potere dello stato, per noi viene per ultimo. Sapere che in uno stato di connessione diventi immensamente potente e hai un impatto forte sulle vite degli altri, e sapere che invece lo stato di separazione davvero ti sottrae quel potere, deve spingerti a vedere il tuo stato di sofferenza e dissolverlo non appena si presenta, perché se non vi presti attenzione, diventi come la venditrice di pesce, che è molto a suo agio negli stati di ansia e stress, e ci viviamo.
Inoltre più ci sei dentro, più è difficile uscire da questi stati, quindi è importante che abbiamo una visione molto chiara per la nostra vita esterna, riguardo ai comfort che vogliamo avere, i risultati che vogliamo creare, ma cerchiamo anche di avere una visione spirituale per il nostro stato interiore, che diventa la base stessa su cui puoi costruire una bella vita.

Jeff: Ottimo, grazie per ciò che fai.

Preethaji: Grazie, Jeff.

Jeff: grazie per i tuoi insegnamenti e per tutti i viaggi.

Preethaji: Grazie a te, mi piace moltissimo essere a Commune, adoro insegnare qui, è così bello. E apprezzo i tuoi sforzi genuini di voler fare una differenza in questo mondo.

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